Cosa ha fatto il sig. Shakespeare?

Cosa ha fatto il sig. Shakespeare?

È capitato spesso agli scrittori di non riconoscere la dittatura, né di capirla.

Giulio Cesare era per Shakespeare (William Shakespeare) un eccellente soldato, ed era davvero tale, perfino un riformatore.

Ma lo scrittore non comprendeva il processo fatale di come Giulio Cesare, che un tempo aveva rifiutato la dittatura di Sila da ragazzo, stesse distruggendo quella grande conquista della società umana che era la repubblica per instaurare la dittatura.

Nel caso del repubblicanesimo dell’anno 44 prima della nostra era, non si trattava degli ideali democratici di Weber, ma dell’aspirazione a riequilibrare un sistema di potere non permettendo che fosse accentrato nelle mani di un solo uomo.

Questo era l’ideale di Bruto che, nonostante i sentimenti di amicizia, agiva per il bene della repubblica romana e dei suoi cittadini.

A parte questa “sottilezza” politica, che Shakespeare non comprendeva, il tragico aveva bisogno solo della scena della tragedia.

Se fosse andato più a fondo, avrebbe scoperto il senso delle ultime parole che Giulio Cesare pronunciò mentre cadeva per i colpi dei coltelli e mentre vedeva Bruto tra i suoi assassini: “Anche tu Bruto, figlio mio!”.

Mark Jun Bruti fu uno dei principali organizzatori della cospirazione per assassinare Giulio Cesare.

Era il figlio di Jun Brutus e Servilies. Siviglia, figura molto potente nella politica di Roma, come ricorda – per esempio = Plutarco, già nei primi anni di matrimonio, ebbe una coppia di relazioni extraconiugali, note a Roma, con Giulio Cesare = appunto = e per i contemporanei Bruto potrebbe non essere ma un figlio di quelle relazioni.

Era vero o no? Plutarco, Appian, Sueton, ecc. hanno discusso di questa storia, con pro e contro.

Tuttavia, non ci sarebbe nulla di straordinario in una storia del genere fintanto che Curione, in uno dei suoi discorsi (52), definì Giulio Cesare “il marito di tutte le donne e la moglie di tutti gli uomini” (omnium mulierum virum et omnium virorum mulierem).

Figlio brutale? Questa potrebbe essere la seconda tragedia di quel soggetto ei contemporanei diedero questo significato alle ultime parole del sanguinario imperatore: “Tu quoque, Bruto, figlio mio!”.

Ma va anche aggiunto che anche i contemporanei attribuirono a Bruto, a partire dall’assassinio dell’imperatore, la sentenza: “Sic semper tyrannis!”, cioè. “Così finiscono sempre i tiranni!”

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